29 febbraio 2008

arpa d'arpia

avrei dovuto dirtelo,
urlartelo in faccia che io per te bruciavo, io per te morivo, come d'agosto, nelle fredde notti di marzo, di luna piena.
iena me, che mai lo ammisi questo fuoco, che speravo che fatuo languisse gemendo di torpore.
sgocciolando autodifesa la ragazza si chiudeva!
bastarda! carogna! feticcio di vita!
l'hai rovinato, hai rovinato un momento magico per la tua ansietà di definizione, per la decisione di appropriarti di ciò che è giusto ed ingiusto, lecito o illecito.
ma che ne sai tu, arpia codarda?
che ne sai, proprio tu che ti limiti a vivere nell'ombra dell'esatto sole d'agosto.la razionalità scottante e bruciante della tua sola fottuta paura di perderti.
bambina, piagnucolosa, tu dormi, ma mai riposa quel fuoco che fatuo non era, e se ne accorge nella sera.
nera di vetro, laccato petrolio.
la mia lingua sgomenta cerca il tuo acre respiro, e pecca tre volte, non contro te solo, ma contro il tempo e la dimensione, poichè vuol riportare a nascere qualcosa che muore.
e palpita, e soffre.
e muore, in ogni momento, come la mia vita dispersa, in attesa di un segno.
un altro miraggio a cui chiedere pietà per questa carcassa dolente, incapace di vita.

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