16 novembre 2008

GOMORRA A TEATRO

Ancor prima che fosse definitivamente un libro, e poi un film diretto da Matteo Garrone, “Gomorra” è stato preparato come spettacolo teatrale, forse proprio perché in quest’ultima forma trova la sua fisionomia più precisa e a suo modo idonea: la denuncia integrale nella parola detta, fisica ed esposta. La parola del best seller “Gomorra” debitamente lavorata dal regista Mario Gelardi in collaborazione con lo stesso autore, diventa dialogo, testo teatrale, tessitura di voci e ragioni diverse. Nel mezzo ci sta un certo Robbè, “o scrittore”, il giornalista che affronta e direttamente conosce la realtà di cui solo poi ragiona e scrive: la drammatica realtà di un paese in totale sottosviluppo, dedito a droga, loschi traffici gestiti dalla criminalità organizzata, completamente immerso nella violenza soffocante dettata da “’o sistema”, la Camorra. Questo Robbè o scrittore, narratore-protagonista, rischia totalmente e in prima persona, e sappiamo che non si tratta di finzione debitamente costruita ad arte: gioco letterario, semmai di una letteratura che affianca la vita, una scelta di coerenza, totalizzante quanto una vocazione. Lo spettacolo si apre infatti con la sferzata di rimprovero del discorso realmente tenuto a Casale da Roberto Saviano, ed ecco che nel regno della finzione appare la realtà: memoriale, documentaristica operazione. Eppure “Gomorra” prima di tutto racconta, e non cede all’insistita esaltazione, per certi versi comunque doverosa, verso una testimonianza e l’urgenza che la fa tale, e tanto importante, da potersi definire eroica. Non cade nel rischio di innescare solo protagonismo, faro acceso sulla singolarità del coraggioso scrittore, ma nella raccolta atmosfera del teatro afferma di nuovo e prepotentemente il suo carico di denuncia, la potenza di quel coraggioso opporsi. La rappresentazione è poi supportata da una valente e autentica resa scenica soprattutto sul versante recitativo dove tutto quel rischio viene fatto percepire da azioni fisiche decise, e da una presenza attoriale “verace”, dove si arrischia veramente e si interpreta intensamente il gioco delle parti, a noi rimane chiaramente impressa la percezione della paura che ghiaccia muscoli e membra nella congestione dolente del marmo, perché Robbè è uno di loro, sta in mezzo a loro e così pericolosamente si espone. “Gomorra” non affascina per niente, non gioca sulla mitologia sinistra del fascino del boss, denuncia invece, urlando senza artefici e in modo semplice la nefandezza, l’ingiustizia, la puzza dei cadaveri, la volgarità zozza e cruenta, e mette in guardia: vita e morte non sono la stessa cosa, la visione che insegna e perpetua questo stato di cose è solo terrore e mostruosità: nessun onore, nessun codice, solo brutalità sprezzante e violenza endemica. L’ applauso finale, nell’assemblea che riproduce la vita, nasce dalla consapevolezza di dovere un sostegno al coraggio e alla bravura di chi si oppone a tutto questo con la precisione di un'accusa che si fa autentica responsabilità civile.

2 commenti:

Gabriele ha detto...

Il film è stato a mio avviso bellissimo!Spero che lo spettacolo a teatro ne renda il giusto merito.Un bacio da Firenze.Gabriele

Substantia ha detto...

meno "sperimentale" forse... meno preciso nell'utilizzo del mezzo, ma senza dubbio efficace: arriva! se ti capita vedilo.
ciao!

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