12 agosto 2009

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Un solitario sentimento d'allontanare il mondo, che discenda come un nobile nulla.
Cede forma d'ordinato universo, e vai pensoso.
Per tutto il giorno umano t'aggiri come custodendo qualche cosa, ed alla solitudine rispondi.
Quando è fuggito dalla terra il sole, cammini ancora, sopra l'erba che giace.
I tuoi giorni sono pieni di disagio, senti un'ansia che ti toglie, dopo uno sguardo breve, via da tutto.
Nella notte t'appressi alla finestra, ed in quell'ora cosí dolce torni a te taciturno nel buio.
Quando ti levi, splende il caldo: la fierezza del tempo che procede e lo spazio ti avvolgono
Attendi, che la sera, cali alla gioia del mare e delle spiagge; insoddisfatto a greche scene, a quelle danze e templi.
D'ogni cosa bella che t'inviti, resti scontento: un informe silenzio ti trasporta.
Svaniscono le floridezze, ed ogni appoggio della luce.
E cresce una tensione, che impugna l'universo e l'allontana da sé severamente.


Da Aldo Capitini, Atti della presenza aperta, Sansoni, 1943

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