30 ottobre 2015

Adriana Zarri




Noi siamo tanto bravi nel "fare";
ma quest'efficienza e questa corsa
ci stanno portando a una nevrosi collettiva.
Dobbiamo allora accettare di fare meno cose
per vivere più vita:
"più" in senso qualitativo,
nel senso di quella "qualità della vita"
di cui tanto si parla.
Io accetto questo "meno" che è un "più"
e non voglio rimpiangere il non fatto,
ma accontentarmi del vissuto
che è già tanto denso,
profondo e spesso.
Perché è vero che abbiamo tanto da fare
ma è vero che dobbiamo, prima di tutto,
vivere.
Dare la precedenza alla vita.
Non importa quello che faccio:
importa come vivo:
importa, attraverso il lavoro
che mi trovo al momento tra le mani,
vivere la vita,
in tutta la sua densità.
Allora si toccano quei momenti di pienezza,
in cui pensare al "dopo",
al lavoro non fatto,
a quello che resta da fare,
non ha senso.
Si avverte di avere fatto tutto
perché si tocca una dimensione di assoluto.
da "Un eremo non è un guscio di lumaca"

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